Osservando attentamente i materiali e le modalità con cui fui costruita, abbiamo potuto dedurre che l'Oasi La Martina deve avere almeno 200 anni ma siamo quasi certi che poggia su una o più costruzioni ben più antiche. Di questo passato remotissimo non abbiamo trovato traccia se non una lucerna di impossibile datazione (troppo arrugginita per capire se fosse dei primi del '900 o di epoca romana), un coccio di epoca romana/etrusca e un pezzo di vetro sbeccato di epoca medioevale (la vicina Rubiera era un insediamento etrusco, Campogalliano era contesa da Galli e Romani e la strada vicinale oggi inerbita che accompagna la Fossa Marza, ossia l'attuale fosso irriguo, è di epoca romana). I dolci avvallamenti del terreno immediatamente intorno all'edificio e, per esempio, attorno alla vicina Chiesa di Sant'Agata, indicano che qui da molto tempo si sono succeduti insediamenti umani e ripetute fasi di costruzione.

All'inizio dei lavori di ristrutturazione vennero fatti dei saggi per misurare la profondità delle fondamenta. In passato non se ne facevano affatto oppure i muri venivano affondati per poche decine di centimetri nel terreno.

Scoprimmo che la forza de l'Oasi La Martina sta proprio nelle sue fondamenta perché anche dopo scavi profondi 150 cm, i muri continuano ad addentrarsi nelle profondità della terra e si fanno sempre più larghi. I chiodi forgiati a mano, rinvenuti nei tavolati di legno e in uso solo fino al '700, la scelta e la posa dei mattoni, il gesso non cotto usato come legante, l'argilla cruda usata per saldare tra loro i mattoni del fienile e il pozzo interno sono tutti un sicuro indizio che ci furono almeno tre fasi di costruzione attorno ad un nucleo iniziale che un tempo era là dove oggi si trova il bagno della camera verde. Contrariamente ad altre case che nel 2012 vennero danneggiate dal terremoto con epicentro a ca. 30 km da qui, la nostra casa non registrò alcun danno se non qualche lieve cavillatura. Nel gennaio 2016 fu spiegato il mistero: mentre ampliavamo l'impianto di illuminazione esterna, scoprimmo che nei muri a doppia testa era stato inserito in fase di costruzione una vera e propria intelaiatura di barre di ferro...

L'edificio venne censito per la prima volta a catasto nel 1888, per quanto non ad uso abitativo. L'Oasi La Martina passò di mano in mano ripetutamente e dovette infine assistere ad un lungo periodo di declino che però non riuscì mai a minarne la sostanza.

Guardando oltre le apparenze, oltre il fitto telo di ragnatele che ammantava ogni angolo, oltre i muri ammuffiti ma con solo pochissimi mattoni appena sbocconcellati dal tempo (che nell’impresa di rovinarli s’era consumato a sua volta i denti),  guardando oltre il pavimento in terra battuta della “porta morta”, ossia l’ambiente in cui erano collocati macchine, carro e attrezzi vari, io vidi però quello che ne sarebbe diventato oggi, ossia il Salone Grande.

Di pari passo ricavai da spazi anche inutilizzati tre camere da letto con il relativo bagno, ognuna arredata in modo diverso e con le sempre più rare lenzuola tessute a telaio reperite al mercatino del Centro Missionario dei Frati Cappuccini a San Martino in Rio, accostando mobili d’epoca alla funzionalità di esigenze moderne.

Continua nel capitolo "Il giardino"

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